Lucanus Cervus

ciclo biologico del cervo volate

ciclo biologico del cervo volante

non ci vuole molto per dedurre da dove arriva il suo nome, le enormi mascelle del maschio ricordano il palco dei cervi e il volo (anche se goffo e lento), dal rumore sordo e profondo, lo fa assomigliare ad un elicottero con il raffreddore; ma lui è il re dei coleotteri europei: Lucanus cervus.
Il maschio può arrivare a 8 cm di lunghezza e si serve delle sue enormi mandibole per una lotta rituale (o quasi) con gli altri maschi per contendersi una femmina. Di solito i maschi si affrontano sui rami più alti delle querce e vince chi riesce a ribaltare l’avversario e buttarlo giù dal ramo. Il vincitore avrà la femmina la quale, tapina, non ha molta scelta se non accondiscendere ad un esemplare grosso quasi il doppio di lei.
La vita di un cervo volante (come per quasi tutti gli insetti) è complicata e difficile. Bisogna trovare un albero. Una quercia va benissimo ma, in alternativa, può andare bene anche un pioppo o un castagno; e deve avere una base morbida e magari un poco marcia oppure anche un albero morto da poco. Va benissimo un piede dove hanno fatto il nido i calabroni (imenotteri con i quali va abbastanza d’accordo) e lì, la femmina, vi depone una decina di uova. La scelta dell’albero è vitale. Deve essere grande e non in buona salute ma neanche deve cadere da un giorno all’altro; se cade il tronco deve durare per qualche anno perché il bruco ci deve abitare per un sacco di tempo. Non si sa esattamente quanto, alcuno parlano di 3/5 altri addirittura di 8 anni. Certamente ci vuole un bel po’ perché il legno non è molto nutriente e il bruco deve crescere parecchio, almeno 10 cm. Passati i suoi anni il bruco, in autunno, si impupa, cioè si chiude in un involucro (diverso tra maschi e femmine) di legno e terriccio per trasformarsi in immagine, cioè in adulto. Non esce subito, però; fa ancora freddo e quindi aspetterà la primavera prima di uscire allo scoperto. Da questo momento la vita diventa frenetica e pericolosa. È grosso, lento, vola piano e scappare dai predatori (mammiferi come le volpi o predatori notturni come gli allocchi) è un problema quando, contemporaneamente, si deve saltare da una quercia all’altra per trovare una femmina, accoppiarsi, litigare con altri maschi, nutrirsi….. e con poco tempo a disposizione. Si vede finalmente il sole in aprile/maggio e i maschi non sopravvivono a luglio/agosto, le femmine possono durare un poco più a lungo ma non superano settembre. Così questo coleottero rimane re degli insetti solo per pochi mesi, nutrendosi di linfa degli alberi (e contendendola a cetonie e calabroni) e se sono fortunati di qualche frutto marcescente, scappando da un sacco di predatori e cercando di riprodursi con il maggior numero di femmine possibili per un radioso futuro in una quercia a scavare legno per un sacco di anni.
E’ una specie segnalata in forte riduzione, e per questo rientra nella Direttiva Habitat della Convenzione di Berna che, oltre a vietarne la raccolta, ne salvaguarda l’habitat. Infatti il problema del suo declino è imputabile alla sparizione dei boschi maturi di latifoglie, con la presenza di grossi alberi morti lasciati in loco dove la femmina può deporre.

cervo volante maschio

Lucanus cervus (male)

particolare del capo del cervo volante

Lucanus cervus particolare del capo

cervo volante femmina

Lucanus cervus (female)