Il tatzelwurm (il drago delle Alpi)

La criptozoologia è una disciplina, considerata pseudoscientifica, che si occupa dello studio di specie animali, dette criptidi, di cui si ipotizza l’esistenza solo attraverso prove circostanziali; oppure di specie che sono estinte, ma di cui ci siano stati alcuni supposti avvistamenti. Fondata e teorizzata dallo zoologo Bernard Heuvelmans, nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere una branca della zoologia tradizionale, ma la comunità scientifica non la riconosce come tale poiché spesso basa la sua evidenza su aneddoti, allontanandosi significativamente dalle metodologie adottate negli studi zoologici.

Detto questo, parliamo del tatzelwurm.

Da sempre, si può dire, le montagne, e in particolare le montagne europee per eccellenza, le Alpi, sono nell’immaginario popolare la residenza o il rifugio di specie animali strane e bizzarre, a volte decisamente mostruose; né si tratta di un caso isolato. Il grifone, ad esempio, il mitico animale dal corpo di grande uccello ma dalla coda di rettile, anzi di drago,era così noto nel Medio Evo, fra le genti alpine, da divenire lo stemma della città di Belluno. Nel capoluogo della Carinzia, Klagenfurt, al centro della piazza principale si erge la celebre scultura del drago, che è diventato il simbolo della bella cittadina.

Naturalmente i soliti scientisti, che non credono ai draghi e tanto meno ai draghi volanti, non prendono per buona l’idea che sulle montagne della Carinzia vivesse un vero drago e hanno subito pronta una bella spiegazione razionale: la leggenda del drago sarebbe sorta in seguito al ritrovamento del teschio di un elefante lanoso dell’era glaciale, la cui cavità frontale, corrispondente alle fosse nasali, sarebbe stata scambiata per un grande, mostruoso occhio.

In Austria è il “tatzelwurm” (o verme con le zampe), in Svizzera, nelle Jura vicino Berna, è lo “stollenwurm” (ossia verme dei cunicoli), nelle Alpi Francesi è chiamato “arassas“; e ancora, in altre regioni alpine lo chiamano “hergstutzen” (tronco di montagna), o “springwurm” (verme saltante).

Ulisse Aldrovandi, medico e naturalista bolognese riferisce nel suo “Historis of serpent and dragons“, che in Svizzera, nel 1499, fu catturato un lunghissimo drago munito di orecchie. Sempre in Svizzera, una guida del 1723 riguardante le montagne sconsiglia di attraversare determinati passi, perché vi erano stati avvistati dei draghi.

Qualunque cosa esso sia, il tatzelwurm non può essere considerato solo una creatura del folklore montano. Il criptozoologo Ulrich Magin, che nel corso dei suoi studi ha raccolto qualcosa come 40 avvistamenti dal ‘700 ad oggi, ritiene che questo essere sia una sorta di anfibio simile alla salamandra gigante della Cina. Parte degli avvistamenti potrebbero essere dovuti, per esempio, alla Lucertola ocellata, che può superare gli 80 cm di lunghezza, oppure al Colubro lacertino, un serpente che raggiunge facilmente i 2 metri.

Comunque l’anatomia del tatzelwurm varia sia col passare del tempo, sia con la posizione geografica degli avvistamenti. Negli ultimi due secoli sono state fornite descrizioni dell’animale alquanto differenti. La tradizione lo vuole lungo in media un metro (ma anche tre metri), dotato di due o quattro zampe tridigite, un collo corto e tozzo, con un corpo abbastanza spesso, “come un palo telegrafico” riportano alcune deposizioni; possiede una bocca larga con una lunga fila di denti appuntiti, e occhi ben visibili. La pelle è squamosa o, a volte, ricoperta da un corto pelame. Anche il colore varia, forse in base ai cicli stagionali o all’adattamento ambientale: può andare dal bruno al biancastro, ma talvolta presenta macchie o striature.

Negli ultimi tempi però si è andata ad aggiungere una caratteristica del tatzelwurm, prima sconosciuta: questi, infatti, sarebbe un ottimo saltatore. Grossi lucertoloni quadrupedi che spiccano potenti salti capaci di coprire grandi distanze, sono un po’ difficili da immaginare. Per quanto riguarda il verso, si pensa che il tatzelwurm emetta acutissimi sibili capaci di stordire chi lo infastidisse.

Johann Jakob Scheuchzer, zoologo svizzero, nel 1723 compilò la “Itinera per Helvetiae“, un manuale di fauna alpina, includente anche i draghi alpini. Scheuchzer racconta che un certo Andreas Roduner di Altsax, in Svizzera, mentre si trovava insieme ai suoi compagni sul monte Wangserberger, osservò un drago. Quando il mostro li vide si alzò sulle zampe posteriori, raggiungendo l’altezza di un uomo. Il corpo era ricoperto di scaglie, aveva quattro zampe ed una lunga coda, il corpo sembrava segmentato e la testa era piccola come quella di un gatto, infine una folta criniera gli scendeva lungo il dorso

Strani incontri non risparmiano neanche la Spagna. Precisamente le sue pianure centrali sono state teatro di incontri con presunti tatzelwurm, uno ucciso nel 1969 ad Albacete, altri due visti ad Alicante, e nel 1973 a Caceres. E neanche la pianura Padana ne è risparmiata: Ulisse Aldrovandi descrive con dovizia di particolari un draghetto ucciso nei dintorni di Bologna nel 1572: era senza ali, con due sole zampe e lungo 1 metro.

Nell’estate del 1963 il quotidiano “Il Giorno” riporta una notizia circa l’incontro di un uomo con un tatzelwurm o un suo stretto parente, avvenuta a Sacile, in provincia di Udine. Antonio Toffoli, questo il nome del testimone, si appostò nella zona desolata dov’era solito comparire l’animale. Si dice che sia stato un serpente lungo circa 4 metri che sbucherebbe da una galleria sotterranea facendosi precedere da un serpente di dimensioni normali (“serpente pilota”). Munito di un grosso randello, il Toffoli attese un paio d’ore davanti alla sua tana, prima di osservare il serpente pilota, seguito subito dopo dal bestione, mentre fuoriuscivano dal suolo.

L’animale, a detta del testimone, emetterebbe un acutissimo sibilo. “È enorme, ha la testa grossa come quella di un bambino, il collo sembra un palo telegrafico, il suo sibilo stordisce…” ha riferito Toffoli. L’uomo, alla vista della bestia, le ha vibrato contro una randellata, prima di scappare terrorizzato.

Altri avvistamenti: 1990. Giuseppe Costale trova dei resti di uno strano rettile lungo 70 cm, ai piedi dell’Alpe Lusentino. Nell’ottobre 1991. Costale vede un animale, rappresentante della stessa specie alla quale probabilmente apparteneva lo scheletro del ’90, questa volta vivo, che si muove zigzagando velocemente. Ha i fianchi grigio chiaro, dorso scuro, muso piatto, e una criniera o una cresta sul capo ed infine nel settembre del 1992 nuovo avvistamento di Costale dello stesso animale.

Ma se esiste il tatzelwurm; se sono esistiti, sulle Alpi, i draghi di cui parlano Jakob Scheucher e tanti altri, allora sorge spontanea la domanda: quando, esattamente, queste creature hanno deciso di scomparire alla nostra vista, di sottrarsi ai nostri sensi? Oppure siamo noi che abbiamo smarrito la capacità di vederle, così come abbiamo perduto la facoltà di vedere tante altre cose?

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