La profondità di campo

In Fotografia by Giorgio

La nostra immagine per poter arrivare al sensore deve passare per l’obiettivo che ha il compito di far passare la quantità di luce che desideriamo. Ogni obiettivo dispone di una ghiera che si chiude e si apre a seconda di come impostiamo il diaframma dalla nostra fotocamera. L’apertura o la chiusura del diaframma influisce sulla quantità di luce che passa, ne consegue che più è aperto il diaframma e più luce passa. Questo significa che più c’è luce e più si chiude il diaframma. Il diaframma si chiude ad intervalli regolari che dimezzano o raddoppiano la luce che passa, questi intervalli si chiamano stop. (foto 008a). 

Oltre alla quantità di luce che viene lasciata passare dall’obbiettivo, il valore del diaframma gestisce un altro fondamentale parametro della fotografia: la profondità di campo. (foto 008b)

La profondità di campo (pdc) è la zona nitida della foto, mettendo a fuoco il soggetto, la PDC è la zona nitida davanti e dietro ad essa.

Minore sarà l’apertura del diaframma e maggiore sarà la profondità di campo che avremo nella nostra foto e ovviamente viceversa. (foto 008c)

Immaginiamo due punti luminosi A e B a differenti distanze dall’apparecchio. Qualsiasi punto emette luce in tutte le direzioni, o per radiazione (il sole) o per riflessione (ogni oggetto non luminoso). Ma di tutta la luce emessa da ogni punto soltanto un cono luminoso, avente come apice il punto stesso e come base la superficie dell’obiettivo, è utilizzato nella formazione dell’immagine sul negativo. Se l’obiettivo è messo a fuoco sul punto A, la luce esce dall’obiettivo rifratta in modo da formare un secondo cono luminoso nell’intemo dell’apparecchio. L ‘apice di questo cono tocca esattamente il piano su cui si trova il negativo e forma in a un’immagine nitida del punto luminoso. Ma poiché un obiettivo non può mai essere posto a fuoco su due distanze diverse, l’immagine del punto B più vicino dovrebbe teoricamente cadere al di là del sensore. Dato che ciò è impossibile perché il sensore intercetta la luce, l’immagine del punto B è resa in questo caso senza nitidezza, in forma di un cerchio di diametro corrispondente al diametro che ha il cono luminoso sul piano di intersecazione del film. Questo cerchio è il « cerchio di confusione ».

Per rendere nitida l’immagine del punto B senza rimettere a fuoco l’obiettivo bisogna ridurre il diametro del cerchio di confusione che si ottiene chiudendo il diaframma.

La riduzione dell’apertura relativa di un obiettivo per mezzo del diaframma restringe il cono luminoso che esce dall’obiettivo in direzione del film. Quando tale cono incontra il piano del film è già così stretto che il cerchio di confusione che ne risulta è tanto piccolo da apparire all’occhio come un « punto »: l’immagine del punto B appare « nitida ». Il controllo della pdc ci permette un uso creativo della fotocamera.

La scarsa profondità di campo (F1,4 – F2,8) è utile per i ritratti (foto 008e). Di solito è molto apprezzato un ritratto che sia “morbido” e “caldo”. Questa immagine è stata scattata in interno, con una luce artificiale e senza flash; queste condizioni mi hanno costretto ad usare alta sensibilità di sensore e un diaframma particolarmente aperto.

Per avere l’intera foto nitida, per esempio nelle foto paesaggistiche o di reportage, si usa la massima profondità di campo possibile (F16 – F22) (foto 008f).

foto 008a

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foto 008b

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foto 008c

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foto 008d

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foto 008e

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Uso degli automatismi delle reflex per enfatizzare la profondità di campo (foto 008d). È importante leggere il libretto istruzioni della macchina fotografica, impostando le funzioni giuste non si farà altro che influire sulle aperture/ghiusure di diaframma e sui tempi di otturazione ottenendo delle immagini che più si avvicinano a ciò che abbiamo in mente.