Il paesaggio

In Fotografia by Giorgio

Eccoci ad una nuova sfornata di consigli fotografici. Questa volta tocca al paesaggio.

Dobbiamo cercare, prima ancora di cominciare a scattare, di concentrarci su cosa vogliamo ottenere dalla fotografia. Vogliamo far risaltare qualcosa di specifico (un albero, una roccia, un ruscello, un fascio di luce)? Vogliamo trasmettere una sensazione di spazi aperti, solari, o qualcosa di cupo, oppressivo, misterioso? Non fermiamoci allo stereotipo della bella foto tipo cartolina: paesaggi tutto sommato banali possono acquistare interesse se fotografati con una luce un po’ diversa da quella del classico intervallo “10 del mattino 6 del pomeriggio”, o anche in condizioni atmosferiche avverse. La pioggia, la foschia, il vento, possono trasformare una scena del tutto ordinaria in qualcosa di altamente suggestivo. Proviamo sempre, per quanto possibile, a cambiare punto di ripresa. Una foto presa stando piegati sulle ginocchia, o su una roccia, può essere diversissima della stessa foto ripresa nella classica posizione in piedi.

Cercare e provare diversi punti di vista può dare risultati strepitosi.

In presenza del sole, la scena si compone di un’alternanza di ombre e zone di luce. Questo contrasto genera dinamismo ed è fonte di diversità all’interno dell’immagine. Un’illuminazione laterale è piacevole a vedersi e modella la struttura del paesaggio. Le ore vicine a mezzogiorno sono meno idonee, dal momento che la luce è piatta, le ombre corte, l’atmosfera è pesante, dura, e la foschia rende poco distinguibili i dettagli lontani. D’altra parte però questa luce si può sfruttare, ad esempio, per fotografare il sottobosco o le strette strade di una città. Con il sole alle spalle, l’illuminazione della scena è priva di rilievi e dunque poco interessante. Il controluce può invece rendere affascinante un’inquadratura, tanto più quando il sole è basso. In questi casi conviene leggere l’esposizione sulle zone chiare, ottenendo il cosiddetto effetto silhoulette sui soggetti in primo piano. Le ombre rivolte verso la fotocamera creeranno un buon effetto di profondità. Le ore migliori per la ricerca di una bella scena sono l’alba ed il crepuscolo, quando la luce è tenue e l’atmosfera è tranquilla. Con il cielo coperto, avremo una luce morbida e colori pastello. Non bisogna però trascurare la luce drammatica che si ha subito prima di un temporale, o quella, magica, immediatamente dopo un acquazzone; o anche quella dopo il tramonto, molto particolare. Di sera, la miscela di luci artificiali con le ultime luci del giorno può essere fonte di creatività.

Il cielo e l’orizzonte

Attenzione all’orizzonte, è importante non metterlo in salita o discesa rispetto a qualche altro elemento dell’immagine. Spesso tra il terreno ed il cielo c’è una grande differenza di luminosità. Questa differenza è fonte di problemi soprattutto per le fotocamere di basso costo, che mal sopportano i forti contrasti di illuminazione. Una volta, questi contrasti venivano attenuati e corretti usando un filtro digradante oppure un polarizzatore; proviamo a mettere davanti all’obbiettivo un paio di occhiali da sole, potrebbe essere una buona soluzione.

E il cielo? Quanta importanza bisogna dare al cielo? In altre parole, dove è meglio collocare l’orizzonte? Con l’orizzonte nella parte bassa dell’inquadratura, l’effetto di profondità è più importante: il cielo appare dominante, ed è dunque necessario che sia interessante, e non vuoto e scolorito. A seconda delle condizioni meteorologiche, avremo una scena tranquilla oppure drammatica, o di altro sapore. Se l’orizzonte è posto a metà fotogramma, abbiamo un’immagine divisa in due parti uguali, che trasmette una sensazione di calma e monotonia. In questi casi il rischio di ottenere una foto banale è forte. Se l’orizzonte viene collocato nella parte alta del fotogramma, si crea una tensione dinamica. La regola generale, che costituisce un buon punto di partenza, vuole che il cielo occupi il terzo superiore del fotogramma. In ogni caso, si può collocare l’orizzonte in qualunque punto: l’effetto risultante sarà spesso inaspettato. In generale, l’orizzonte sottolinea l’aspetto materiale del paesaggio. Se il primo piano è messo in evidenza, ci dà un’idea delle distanze interne alla scena, e costituisce un invito ad “entrarvi”.

Nel caso in cui si abbia un oggetto in primo piano, può essere necessario un colpetto di flash, se l’oggetto in questione è in ombra: esponendo per lo sfondo, l’oggetto verrebbe completamente scuro; esponendo per l’oggetto, lo sfondo risulterebbe sovraesposto. La soluzione migliore è dunque esporre per lo sfondo e schiarire il primo piano con un colpo di flash. Non dobbiamo avere timore di usare il flash di giorno e in pieno sole, ci aiuterà a schiarire il primo piano rispettando i valori cromatici dello sfondo.

Permettetemi un commento sulle foto messe a corredo. Riguardano tutte la posizione della linea dell’orizzonte. Nel caso della foto 001 il cielo era la cosa che più mi ha colpito e, quindi, ho scelto di dargli molto rilevanza senza dimenticare di comporre la parte bassa mettendo la chiesa in basso a destra e includendo un parte di laguna così si potesse confrontare il colore dell’acqua con quel cielo temporalesco, nella foto 002 ho optato per una composizione più tradizionale privilegiando i pali in primo piano. Nelle foto 003 e 004 invece ho enfatizzato il territorio. In entrambi i casi il cielo era piuttosto grigio e incolore e non avrebbe aggiunto niente alla foto anzi ne avrebbe smorzato i toni diventando un piattume grigio topo.

Infine, last but not least, l’ultimo consiglio: ricordiamoci di guardare per terra ed evitiamo di includere la nostra ombra nella foto. Buone foto a tutti.

foto 001

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foto 002

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foto 003

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foto 004

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